Procede la collaborazione presso gli spazi comunali del territorio Erbese grazie al progetto Ascoltiamoci promosso dall’associazione giovanile Lo Snodo di Erba.
Ecco la descrizione pre inizio attività: Lo spazio Ascoltiamoci funzionerà come uno sportello, avremo modo di incontrarci per 4 incontri, conoscere in una fase di consultazione le vostre domande, i vostri bisogni e vissuti e le cause di malessere. L’obiettivo è quello di poter ragionare su si sé, riconoscere risorse e strategie per affrontare le vostre richieste per poter stare meglio e nel caso indirizzarvi verso le strutture del territorio, Il progetto partirà a febbraio, basta prenotarsi via mail, potete trovare la locandina nella pagina dello Snodo.
o ancora meglio, “How to win friends and influence people”
E’ incredibile come un libro scritto negli anni 30 riesca a essere ancora oggi così potente e attuale.
L’opera di Carnegie è una vera e propria pietra miliare della narrativa delle relazioni interpersonali, andando a toccare ciò che più conta all’interno delle relazioni umane e lavorative.
Tramite una serie di massime, citazioni ed esempi concreti l’autore fornisce preziosissimi consigli al lettore su come affrontare tutta una serie di situazioni (relazionali e non) che a tutti noi capitano nel quotidiano, con l’obiettivo di rendere più semplice la vita, essere felici e ottenere successo/gratificazione personale.
Sarebbe davvero interessante poter rileggere questo libro attualizzando i consigli e “regole” proposte con esempi e storie dei giorni nostri; nonostante questo ho trovato molte righe illuminanti, un vero must have per quanto riguarda la Crescita personale.
Che cosa e dove saremmo tuttavia senza la nostra infelicità? Volenti o dolenti essa, ci è dolorosamente necessaria
Qualche giorno fa ho seguito con interesse le storie di @thinkyoung.com dove @claudia_verganti parla di tristezza e di come spesso tendiamo a non considerare il valore evolutivo e biologico che anche le emozioni “negative” hanno nel corso della nostra esistenza.
Subito ho pensato al libro di Watzlawick, perchè “Se siete intossicati per aver seguito scrupolosamente una mezza dozzina di improbabili ricette per la felicità (..) questo libro fa per voi”.
Con queste semplici parole sul retro copertina Watzlawick colpisce nel segno disinnescando la tendenza sempre più presente per cui la ricerca sfrenata della felicità conduca necessariamente alla felicità: con un insieme di espedienti argomentativi e uno stile spesso ironico, l’autore cerca di aiutare il lettore a capire come evitare di procurarsi “infelicità” di troppo nella vita di tutti i giorni (per esempio incastrandosi in profezie che si autoavverano e considerarsi non meritevoli di cose positive) sottolineando parallelamente l’importanza di saper accettare momenti meno belli e “felici”.
L’autore ringrazia Dostoevskij per la chiusura della questione:
Cosa succede nella nostra testa quando emerge un dubbio atroce? Secondo Giorgio Nardone il problema è sempre la domanda.
Così come un libro non si giudica dalla copertina, in questo caso lo stesso si potrebbe dire per il numero di pagine: in un centinaio di fogli Nardone propone un interessante punto di vista rispetto al fare dell’uomo moderno che lungo il progresso cognitivo e tecnologico ha generato l’illusione di poter controllare e gestire ogni cosa, così che il troppo “pensare” può divenire la fonte e l’alimentatore principale dei problemi di tutti i giorni. Se per Popper la vita è tutta una serie di problemi da risolvere e maggiori saranno le competenze acquisite più complessi saranno i problemi a cui trovare soluzione, questo è ancor più vero in un mondo in cui le alternative sono molteplici ed emerge un paradosso per cui all’aumentare delle possibilità di scelta, aumenta la difficoltà di scegliere. In questo modo la conoscenza non è sempre potere, ma in un senso leopardiano può condurre a maggiore sofferenza e dolore.
Se c’è una soluzione perchè ti preoccupi? Se non c’è soluzione perchè ti preoccupi? Con queste frasi provocatorie l’autore sottolinea come spesso l’esigenza di pensare logicamente può portare a soluzioni fallimentari: pur attraverso un percorso logico ineccepibile a partire da premesse sbagliate si giunge inevitabilmente a conclusioni errate. Prima di sforzarsi di cercare le risposte si deve dunque valutare la correttezza delle domande, poiché non esistono risposte corrette a domande sbagliate. Tramite le storie di alcune persone descritte nel libro è possibile scoprire quanto una domanda sbagliata possa diventare un’ossessione, una vera propria guerra contro un nemico invisibile:
solo mettendo in discussione la correttezza degli interrogativi si può bloccare questo circolo vizioso.
“L’intelligente dà risposte esatte, il saggio fa le domande giuste”
Chi mi conosce sa che sono una persona che spesso tende a procrastinare e a rimandare cose importanti: non mi stupisco di come questo libro sia rimasto a lievitare in un limbo fra le note dei “libri da leggere”, dopo una lezione universitaria di 3 anni fa. Citando Maccio Capatonda in “e se poi te ne penti?” me ne pento amaramente, perchè “Il corpo accusa il colpo” è un libro magnifico, che accompagna il lettore attraverso un viaggio scientifico fra mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Sebbene parta dalla descrizione dei primi studi sul disturbo post traumatico da stress, un grande insegnamento che emerge da questo manuale è che piccoli traumi giornalieri sono ovunque nella vita di tutti i giorni e le conseguenze rimangono inscritte sia nel nostro funzionamento cerebrale che nel nostro corpo. Date parola al vostro dolore; il dolore che non parla sussura al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi. W. Shakespeare – Macbeth. Forse l’aspetto più devastante è che il trauma agisce come un ictus: vi è spesso una disattivazione significativa di alcune aree del cervello, in particolar modo l’area di Broca. Se questa non funziona, diviene impossibile tradurre in parole pensieri ed emozioni. L’autore sottolinea dunque l’importanza del ristabilire l’equilibrio fra il cervello razionale (che comprende i lobi frontali) e il cervello emotivo (il cervello rettiliano ed il sistema limbico) come obiettivo terapeutico, delineando nell’ultima parte del libro una serie di interventi efficaci verso l’elaborazione delle memoria traumatiche.
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