Progetto “Ascoltiamoci”- Lo snodo di Erba

Procede la collaborazione presso gli spazi comunali del territorio Erbese grazie al progetto Ascoltiamoci promosso dall’associazione giovanile Lo Snodo di Erba.

Ecco la descrizione pre inizio attività: Lo spazio Ascoltiamoci funzionerà come uno sportello, avremo modo di incontrarci per 4 incontri,  conoscere in una fase di consultazione le vostre domande, i vostri bisogni e vissuti e le cause di malessere. L’obiettivo è quello di poter ragionare su si sé, riconoscere risorse e strategie per affrontare le vostre richieste per poter stare meglio e nel caso indirizzarvi verso le strutture del territorio,  Il progetto partirà a febbraio, basta prenotarsi via mail, potete trovare la locandina nella pagina dello Snodo.

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Wandavision, supereroi ed elaborazione del lutto

Se non siete al passo con le stagioni proposte in questi anni dalla Marvel, vi consiglio di non leggere queste righe, poichè saranno presenti vari spoiler.

Ho trovato davvero interessante il modo in cui gli autori di questa serie hanno sviluppato il personaggio di Wanda, poi co-protagonista dell’attualissimo doctor strange nel multiverso della follia.

Ma facciamo un passo indietro. Come ben sappiamo Wanda ha dovuto sacrificare “inutilmente” il suo amato visione, nel tentativo vano di ostacolare Thanos.

Come ha affrontato la perdita? La teoria della Kubler Ross rispetto alle fasi dell’elaborazione del lutto ci può fornire un assist non da poco

  • negazione / crea una realtà parallela
  • rabbia / avversità verso chiunque la ostacoli
  • contrattazione /prima presa di consapevolezza
  • depressione / elaborazione dei vissuti negativi e della perdita
  • accettazione/ chiusura della realtà parallela

Come trattare gli altri e farseli amici – Dale Carnegie

o ancora meglio, “How to win friends and influence people”

E’ incredibile come un libro scritto negli anni 30 riesca a essere ancora oggi così potente e attuale.

L’opera di Carnegie è una vera e propria pietra miliare della narrativa delle relazioni interpersonali, andando a toccare ciò che più conta all’interno delle relazioni umane e lavorative.

Tramite una serie di massime, citazioni ed esempi concreti l’autore fornisce preziosissimi consigli al lettore su come affrontare tutta una serie di situazioni (relazionali e non) che a tutti noi capitano nel quotidiano, con l’obiettivo di rendere più semplice la vita, essere felici e ottenere successo/gratificazione personale.

Sarebbe davvero interessante poter rileggere questo libro attualizzando i consigli e “regole” proposte con esempi e storie dei giorni nostri; nonostante questo ho trovato molte righe illuminanti, un vero must have per quanto riguarda la Crescita personale.

Il narcisismo oggi

“I mille volti di Narciso” rappresenta un must have per coloro che hanno l’intenzione di avvicinarsi ad un argomento tanto diffuso quanto complesso quale il narcisismo.

In questo libro Madeddu offre interessanti spunti di riflessione, a partire da una analisi dettagliata del Mito di Narciso fino alle più recenti ricerche e teorie inerenti l’argomento. Chi è “narciso” oggi?

Già il sottotitolo “fra fragilità e arroganza, tra normalità e patologia” lascia intravedere il percorso che esegue l’autore nell’esplorazione di questa complessa tematica, fin troppo banalizzata nella società moderna. Le parole narcisismo, narcisista e così via sono infatti alcune delle più abusate all’interno del linguaggio comune: ciò porta al rischio di perdere tutta la ricchezza che forse nemmeno i 1000 volti sono in grado di descrivere a pieno.

Senza dubbio oggi siamo immersi in una società con “movimenti narcisistici”, ove l’uomo sente forse su di sè il bisogno di “essere visto e riconosciuto” – la nuova versione del cogito di Cartesio è Vengo visto, dunque sono – e più persone mi vedono, più sono.

Un pensiero vicino a quanto viene descritto a cavallo fra anni ’70 e ’80 da Heinz Kohut, per cui i bisogni narcisistici sono “fisiologici” ed evolutivi. Ci si muove dunque da una concezione di narcisismo come “regressivo e negativo” e da superare, ad un bisogno genuino di rispecchiamento, una forza motrice per lo sviluppo da cui possono delinearsi traiettorie sia evolutivamente sane che psicopatologiche (Il Sé Grandioso).

Vi è un passaggio in questo modo da una visione di uomo come “colpevole/edipico”, all’uomo tragico kohutiano, che mira a realizzare se stesso lungo tutta la sua vita. Il narcisismo patologico dunque non viene presentato come una categoria a se stante ma lungo un continuum dimensionale che va da caratteristiche di sano narcisismo alle varianti meno funzionali descritte nel Dsm-5, fino all’antisocialità. Interessante è la citazione del Chocolate Cake Model (Campbell) in cui il narcisista “patologico” viene paragonato a una torta di cioccolato (in virtù del suo fascino iniziale), preferita al cibo più salutare, che tende a creare dipendenza e a lungo andare nuoce alla salute (Nel mito Greco, la ninfa Eco si innamora perdutamente del giovane Narciso, un amore non ricambiato che porta Eco a consumarsi lentamente, fino a divenire solo una flebile voce)

Istruzioni per essere infelici

ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI 

Paul Watzlawick

Che cosa e dove saremmo tuttavia senza la nostra infelicità? Volenti o dolenti  essa, ci è dolorosamente necessaria

Qualche giorno fa ho seguito con interesse le storie di @thinkyoung.com dove @claudia_verganti parla di tristezza e di come spesso tendiamo a non considerare il valore evolutivo e biologico che anche le emozioni “negative” hanno nel corso della nostra esistenza.  

Subito ho pensato al libro di Watzlawick, perchè “Se  siete intossicati per aver seguito scrupolosamente una mezza dozzina di improbabili ricette per la felicità (..) questo libro fa per voi”.

Con queste semplici parole sul retro copertina Watzlawick colpisce nel segno disinnescando la tendenza sempre più presente per cui la ricerca sfrenata della felicità conduca necessariamente alla felicità: con un insieme di espedienti argomentativi e uno stile spesso ironico, l’autore cerca di aiutare il lettore a capire come evitare di procurarsi “infelicità” di troppo nella vita di tutti i giorni (per esempio incastrandosi in profezie che si autoavverano e considerarsi non meritevoli di cose positive) sottolineando parallelamente l’importanza di saper accettare momenti meno belli e “felici”.

L’autore ringrazia Dostoevskij per la chiusura della questione: 

L’uomo è infelice perchè non sa di essere felice. 

Psicologia, inconscio e sincronicità

Uno dei concetti che più mi affascina del pensiero di Jung è quello di sincronicità, una sorta di “coincidenza” o “causalità” che tiene tutto insieme. Proprio qualche giorno fa un mio amico, grande appassionato di calcio, mi ha raccontato di come durante i suoi spostamenti per lavoro in Olanda abbia per sbaglio preso una strada diversa dalla solita, finendo per ammirare il bellissimo stadio dell’Ajax. Caso voleva che esattamente 20 anni prima, nello stesso giorno, si giocò una delle più intense partite della nazionale italiana (Olanda-Italia 2000 1-3 d.c.r), a detta di lui la “prima partita di cui ho ricordo”.  
Jung nel 1952 introduce questo concetto nell’opera “sincronicità come principio di connessioni acasuali” collaborando insieme al fisico premio Nobel Pauli, sottolineando come la vita di ciascuno sia impregnata da eventi che hanno un legame con il nostro inconscio.
Celebre è l’episodio di una sua paziente, la quale stava raccontando un sogno in cui si palesava uno scarabeo dorato. Nel mentre della seduta qualcosa andò a sbattere contro la finestra attirando la sua attenzione: esattamente un insetto simile allo scarabeo, verde dorato.

Pensa pensa pensa

COGITO ERGO SOFFRO

quando pensare fa troppo male – Giorgio Nardone. 

Cosa succede nella nostra testa quando emerge un dubbio atroce? Secondo Giorgio Nardone il problema è sempre la domanda. 

Così come un libro non si giudica dalla copertina, in questo caso lo stesso si potrebbe dire per il numero di pagine: in un centinaio di fogli Nardone propone un interessante punto di vista rispetto al fare dell’uomo moderno che lungo il progresso cognitivo e tecnologico ha generato l’illusione di poter controllare e gestire ogni cosa, così che il troppo “pensare” può divenire la fonte e l’alimentatore principale dei problemi di tutti i giorni. Se per  Popper la vita è tutta una serie di problemi da risolvere e maggiori saranno le competenze acquisite più complessi saranno i problemi a cui trovare soluzione, questo è ancor più vero in un mondo in cui le alternative sono molteplici ed emerge un paradosso per cui all’aumentare delle possibilità di scelta, aumenta la difficoltà di scegliere. In questo modo la conoscenza non è sempre potere, ma in un senso leopardiano può condurre a maggiore sofferenza e dolore.  

Se c’è una soluzione perchè ti preoccupi? Se non c’è soluzione perchè ti preoccupi?  Con queste frasi provocatorie l’autore sottolinea come spesso  l’esigenza di pensare logicamente può portare a soluzioni fallimentari: pur attraverso un percorso logico ineccepibile a partire da premesse sbagliate  si giunge inevitabilmente a conclusioni errate. Prima di sforzarsi di cercare le risposte si deve  dunque valutare la correttezza delle domande, poiché non esistono risposte corrette a domande sbagliate. Tramite le storie di alcune persone descritte nel libro è possibile scoprire quanto una domanda sbagliata possa diventare un’ossessione, una vera propria guerra contro un nemico invisibile: 

solo mettendo in discussione la correttezza degli interrogativi si può bloccare questo circolo vizioso. 

“L’intelligente dà risposte esatte, il saggio fa le domande  giuste”

Trauma e psicologia

Il Corpo accusa il colpo – Bessel Van Der Kolk 

Chi mi conosce sa che sono una persona che spesso tende a procrastinare e a rimandare cose importanti: non mi stupisco di come questo libro sia rimasto a lievitare in un limbo  fra le note dei “libri da leggere”, dopo una lezione universitaria  di 3 anni fa.  Citando Maccio Capatonda in “e se poi te ne penti?” me ne pento amaramente, perchè “Il corpo accusa il colpo” è un libro magnifico, che accompagna il lettore attraverso un viaggio scientifico fra mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Sebbene parta dalla descrizione dei primi studi sul disturbo post traumatico da stress, un grande insegnamento che emerge da questo manuale è che piccoli traumi giornalieri sono ovunque nella vita di tutti i giorni e le conseguenze rimangono inscritte sia nel nostro funzionamento cerebrale che nel nostro corpo. Date parola al vostro dolore; il dolore che non parla sussura al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi. W. Shakespeare – Macbeth. 
Forse l’aspetto più devastante è che il trauma agisce come un ictus:  vi è spesso una disattivazione significativa di alcune aree del cervello, in particolar modo l’area di Broca. Se questa non funziona, diviene impossibile tradurre in parole pensieri ed emozioni. 
L’autore sottolinea dunque l’importanza del ristabilire l’equilibrio fra il cervello razionale (che comprende i lobi frontali) e il cervello emotivo (il cervello rettiliano ed il sistema limbico) come obiettivo terapeutico, delineando nell’ultima parte del libro una serie di interventi efficaci verso l’elaborazione delle memoria traumatiche.

Librando

Eleanor oliphant sta benissimo – Gail honeyman


Quasi per caso nel corso della quarantena inizio questo libro regalatomi tempo fa da @annagatti: se per i latini valeva il detto “nomen omen”, il nome è un presagio, non mi meraviglio di come l’autrice Honey-man regali un libro dolce e particolare come il miele. “E.O sta benissimo” è un romanzo forte ma allo stesso tempo “fragile come una porcellana” (the new pope- Sorrentino), che prende a poco a poco il lettore e lo accompagna nella costruzione e nella crescita del personaggio nel corso della sua vita attraverso traumi relazionali, delusioni, nuovi incontri e crescita psicologica. 
E’ un romanzo  che richiede pazienza e tempo, e non tutti potrebbero apprezzarlo sul nascere: spesso i contenuti sono “lenti” e quotidiani, man mano le pagine colpiscono e commuovono, dando valore alla relazione umana e insegnando  quanto le persone possano crescere lavorando su se stesse e fidandosi dell’altro. Non è un romanzo che tutti possono apprezzare sul nascere ma, se si riesce ad “attenderlo, senza giudizio”, ripaga ogni minuto